La Nocciola: tra una partita a carte e un mondo da migliorare
Monya Abdel Aziz: "Impegno non deve essere forzatamente fatica, anzi, dovrebbe significare realizzazione, benessere e salute, anche divertimento".
Gente Sana, ottobre 2025
di Cindy Fogliani
Un posto dove tutti sono benvenuti, dove ognuno possa sentirsi parte di una comunità e realizzarsi contribuendo a essa. Questo è il mondo a cui Monya Abdel Aziz - animatrice socioculturale – aspira da sempre, fin da giovanissima quando già partecipava a movimenti giovanili. Nell’impossibilità di modellare tutto il mondo Monya ha cominciato col modellare uno spazio per dimostrare che è “possibile”. La Nocciola “deve essere possibile”, ci dice mentre pranziamo all’Osteria all’undici di Bellinzona, impresa sociale attiva nell’ambito del reinserimento sociale e professionale.
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La Nocciola la troviamo poco lontana, lungo la Salita San Michele, ai piedi del Castelgrande, ricavata negli accoglienti locali di una casa tradizionale. Luogo di sosta, di incontro e condivisione, dove sorseggiare un tè, fare due chiacchiere o lanciare un dibattito, cimentarsi in uno dei tanti giochi di società a disposizione nella ludoteca che si possono anche prendere in prestito, dare sfogo alla creatività nello spazio atelier dove si trovano strumenti per lavorare il legno, per incidere, decorare, dipingere, cucire e tanto altro. All’angolo dell’usato possiamo anche trovare qualche capo sfizioso per completare il guardaroba, in quello dei bambini i figli trovano uno spazio adatto ai loro bisogni e l’esposizione d’arte rende il tutto ancora più bello. “Alla Nocciola ti lasci alle spalle lo stress per entrare in uno spazio di calma presenza, dove il tempo rallenta, e anche i gesti più piccoli assumono significato. Se entri che non conosci nessuno, esci che conosci tutti”.
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Nonostante questo, o forse proprio per questo, la frequentazione è buona ma non ancora ottimale: “Tra assidui e salutari si è creata una vivace comunità ma c’è ancora tanto spazio per altre persone. Oggi non è facile ottenere l’attenzione degli altri, produrre un cambiamento nelle loro abitudini, fosse anche solo per venire a curiosare una volta. Qui tutti sono benvenuti e il mio invito è a farci un salto, che una visita vale più di mille parole”.
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Il centro è aperto abitualmente il sabato, il mercoledì pomeriggio e sera e il venerdì sera. A fianco di questi momenti vengono organizzati corsi e appuntamenti, come l’attività per bambini del mercoledì dal titolo accattivante: “Fare meno fatica a scuola divertendosi”, in cui si stimolano le capacità dei partecipanti, quali per esempio l’attenzione o la memoria, attraverso i giochi di società. Ma i giochi sono protagonisti in tutti gli orari di apertura e Monya, o altri avventori, sono sempre pronti a presentarli e spiegarne il funzionamento.
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Il martedì negli incontri per genitori si parla di adolescenza, un’età che Monya conosce molto bene essendo stata impegnata al fianco di adolescenti in difficoltà allo Spazio Ado di Lugano-Besso che ha lasciato proprio per creare La Nocciola, un luogo che vuole prevenire il disagio sociale non solo nei giovani. Gli incontri del martedì permettono ai genitori di confrontarsi, confidarsi, reinventarsi scoprendo che molti temi che ritenevano personali sono universali e che le soluzioni esistono, sia per il singolo, sia per la società.
Secondo Monya quando si parla di disagio giovanile lo sguardo va ampliato agli adulti e alla società: “I giovani sono lo specchio della società. Quando un giovane non sta bene non bisogna solo chiedersi quale problema ha lui, ma anche quale problema, paura, dubbio, disagio abbiamo noi come adulti e noi come società perché quasi sempre le due cose sono collegate”.
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Cosa nota nel concreto nei giovani di oggi? “A molti giovani oggi manca il “tempo per desiderare” e, contemporaneamente, vige la cultura del tutto “subito e facile”. La velocità è la caratteristica non solo dei giovani ma dell’attuale società, enfatizzata anche dai social che mostrano modelli di successo, in qualsiasi ambito, tralasciando la fatica e il lavoro che c’è dietro per raggiungerli e questo impatta negativamente sui giovani. Avere tempo per desiderare significa avere tempo per capire chi siamo, cosa vogliamo, così da attivare la spinta interiore necessaria per raggiungere i propri obbiettivi costruendo la propria persona. Per far questo è dunque importante rallentare, avere tempi vuoti, tempi per riflettere, per stare con se stessi e con gli altri in modo autentico e significativo, al di fuori del turbinio della società. Anche la scuola può migliorare in questo ambito ponendo ancor più l’attenzione sul singolo, come si usa dire il bambino non dovrebbe essere “un vaso da riempire”, piuttosto un fiore da aiutare a sbocciare”.
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Il martedì è anche il giorno dedicato agli incontri intitolati “Cambiare il mondo senza prendere il potere”, quando suggeriamo a Monya che sarebbe potuto essere il sottotitolo de “La Nocciola”, il sorriso è tra il soddisfatto e il sornione. “Molte persone sono pervase da un senso di impotenza davanti a molte problematiche odierne: il clima, le guerre, le disuguaglianze sociali, eccetera. Questo le porta a uno stato di immobilismo quando non disfattismo, che conosco bene anch’io nonostante la mia reazione sia stata piuttosto quella delle “barricate”. Con il passare del tempo, però, ho imparato a convivere con la realtà impegnandomi, contemporaneamente, per gli ideali in cui credo non più con rabbia, ma con piacere. Sentire che puoi fare qualcosa, che stai facendo qualcosa, è fonte di grande benessere e dona significato alla propria esistenza, oltre a contribuire a quella degli altri e creare spesso forti legami sociali.
Gli incontri sono dapprima teorici, ovvero ci ricordano che abbiamo un ruolo da giocare nella costruzione del mondo in cui viviamo e della nostra vita e ci mostrano i tantissimi modi che abbiamo per farlo, basandosi anche su numerosi esempi storici e casi reali pacifici, taluni estremamente originali e d’impatto. La seconda parte è pratica: il gruppo mette in atto un progetto che aiuti o promuova un cambiamento desiderato. Tengo a precisare che impegno non deve essere forzatamente fatica e che anzi, dovrebbe significare realizzazione, benessere e salute, anche divertimento. Nel nostro piccolo è quello che vediamo: il nostro gruppo ama ritrovarsi e lo fa sempre con grande piacere perché sentirsi utili, uniti e partecipi è qualcosa di liberatorio”.
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A questo punto come può qualcuno entrare alla Nocciola solo per bere un caffè? “La Nocciola non è una caffetteria, è un luogo d’incontro. Bere un caffè da noi significa partecipare a qualcosa ma con leggerezza, fosse anche solo la discussione che è in atto in quel momento. Penso che questo fattore trattenga molte persone, mentre ne attira altre, ma io dico a tutti: provateci. Dopo le naturali esitazioni iniziali, si scoprirà una dimensione umana che i tempi moderni hanno messo un po’ da parte, ma che è molto nutriente e appartiene a tutti noi”.
